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Alfiere: parola derivante dall'arabo "al-faris": cavaliere, in spagnolo: "alfarez". Grado di milizia: chi porta la bandiera.
All'Alfiere si richiedevano capacita speciali, oltre che una particolare destrezza nell'uso delle armi, notevoli doti atletiche, acrobatiche, di potenza fisica, d'astuzzia e soprattutto coraggio.
Si elevò quindi da semplice militare cui veniva affidato il compito di portatore di bandiera, a figura carismatica di sempre maggiore prestigio. La conseguenza di ciò fu che per quel "panno libero nell'aria", a volte si sacrificasse persino la propria vita.L'Alfiere doveva, in caso di battaglia, superare ostacoli reali come mucchi di corpi lasciati sul campo, terreni particolarmente impervi, fossati, dossi ricchi di vegetazione: doveva essere quindi in grado di esprimere il proprio potenziale atletico e acrobatico. In caso di particolari situazioni, a questa figura che capeggiava sempre i reparti armati, piccoli e grandi, si richiedeva soprattutto la determinazione di non lasciare mai in mani nemiche il "segno - simbolo". Doveva indirizzarlo quindi, con lanci vari e con la massima precisione ad un suo compagno. Espressione massima dell'Alfiere ci viene data dalle figure dei Lanzichenecchi, (dal tedesco landsknecht:"servo del paese"), sortu sull'esempio dei famosi mercenari svizzeri, provenivano dalla Germania meridionale. La loro storia ufficiosa ebbe inizio intorno al 1480 e durò un secolo e mezzo. Erano soldati mercenari di fanteria del Sacro romano impero, che combatterono tra la fine del XV e l'inizio del XII secolo. Istituiti ufficialmente dall'imperatore Massimiliano I nel 1493, erano arruolati per soddisfare il crescente fabbisogno di fanti e sostituire così la cavalleria.
Le truppe lanzichenecche diventarono presto l'elemento dominante dell'apparato mmilitare e costituirono forme di organizzazione e strutture di comando proprie.
Combattevano dietro compenso e resero la guerra una forma di vita e un mestiere, indossavano una divisa appariscente ed erano organizzati in compagnie di 500 uomini.
Nell'esercito composto di mercenari alla fine del XV secolo, l'unità tattica piu piccola possedeva una bandiera.L'origine di "sventolatore di bandiere" è stata agevolata dalla particolare forma delle bandiere usate dagli stessi mercenari che avevano in genere una superficie quadrata o leggermente oblunga. L'"antenna" della bandiera era cos' corta che l'asta a malapena sporgeva dal panno e, a mala pena, fermava la presa. La Truppa veniva chiamata "Drappello". Il portatore di bandiera era il Portabandiera. Attraverso i diversi segnali fatti con la bandiera dirigeva il "gioco" dei giostranti che doveva assoldare. La testimonianza dell'attività del "portabandiera" e della sua mobilità espressiva, è ampiamente trattata iconograficamente da M. Zasinger (fine XV sec.), Daniel Hopfer (ca. 1500), Anton Wonsan (XVI sec.) e Jost Aman (1572). La preparazione avveniva ovviamente in tempo di pace, tra conflitto e conflitto e quando questi, vuoi per circostanze storiche, vuoi per quelle sociali, fortunatamente, si dilatarono nel tempo, gli alfieri continuarono il loro allenamento non solo come arte militare ma come vera e propria attività spettacolare. Ciò portò ad un affinamento dell'"arte del maneggio della bandiera", per cui uomini d'arme, divennero ben presto veri e propri giocolieri e i codici rigidi di segnalazione militare, adattati a manuali per il "gioco della bandiera". Lo stesso vale per le esposizioni "Fahnrich" di Hendrik Goltzius, Christian Schweytzer, Heinrich Aldegrever ma soprattutto il libro degli stemmi di J. Kobel.
Intutte queste edizioni troviamo un interessante riferimento alla posizione della "gamba portata avanti" dal portabandiera.
Nel libro scritto da Johann Renner e Sebastian Heusler stmpato a Norimberga nel 1615m gli Autori affermano, nelkla dedica del 16 agosto, fatta al Barone Heinrich Willhelm von Starhemberg: " ... così abbiamo imparato con oneri e provato e sperimentato sul campo, scritto in carta e portato in stampa".Anche in Italia si diede un noteole impulso alla diffusione di questa attività. Possiamo citare il manuale scritto da Francesco Ferdinando Alfieri, Maestro d'armi dell'Accademia Delia, fondata nel 1609 col favore del Capitano Piero Duodo a Padova, il quale diede alle stampe nel 1638 un libro intitolato "La Bandiera" e dedicato a Vidman, Barone di S. Paterniani e Sumereg. L'Autore illustrava con una serie di raffigurazioni e didascalie, la mirabile "Arte del maneggio della bandiera". Grande sviluppo agli eserciti ludico-militari che si effettuavano con la bandiera fu dato dai vari manuali editi dalla fine del cinquecento a tutto il settecento, fra i tanti dati alle stampe vale la pena di ricordare di Heinrich Aldegrave: "Deutliche beschreibung unterschiedener FahenlectionenE e dallo stesso Autore con Andreas Klettens: "L'Heroische Waffenlehre" stampato a Norimberga nel 1648 e, parzialmente, a partire dal capitolo VII del "Der volkommene Teutsche Soldat" di Hanns Friedrich von Flemmings nel quale si tratta più volte di bandiere e portabandiera, ed infine a Jena nel 1741 Johann Weinrich trattava "De vexsillis et vexsilliferis". Lo stretto collegamento fra gioco e bandiera è testimoniato anche nelle incisioni del maestro Albrecht Durer che già nel 1502 mostra una posizione standard della gamba dello "sventolatore" di bandiera. Le 84 "lezioni di bandiera": "Vierundachtzig fahnenlections" di Joann Georg Pascha, (Halle 1661), maggiordomo imperiale di Magdemburgo, sono suddivise in "quattro giochi": Il primo gioco contiene 20 lezioni - Cavade o passi; Il secondo gioco comprende 19 lezioni dove l'asta della bandiera viene tenuta orizzontale; Il terzo gioco comprende 23 lezioni, caratteristica sono le bandiere che volano lontano; Il quarto gioco e sviluppo approfondito dell'esercizio Renner - Hussler. In questa realtà entrò anche "l'agone" a specializzare sempre più l'Alfiere e quella che era una situazione di violenza fisica nel campo di battaglia si trasformò sempre più in una violenz solamente espressiva, che faceva nascere all'interno delle Accademie di esercizzi cavallereschi, un'infinita serie di tornei di "picca e di bandiera" come ad esempio quelli svoltosi nell'accademia di Parma nel 1784, come riferisce Jacopo Gelli in "I giuochi di bandiera nel seicento": ... fra don Giabbattista Trenta e il Conte Lodovico Marazzani Visconti; fra il Conte Borini e don Camillo Serina, che conquistarono la palma. L'arte dell'Alfiere non era facile allora, - come continua il Gelli - Perchè richiedeva destrezza, forza e leggiadrìa, qualità accoppiate ad un fisico piacente, proporzionato e armonicamente sviluppato ... Insomma: per essere alfiere nel seicento si doveva essere uomini bellissimi! Va da se, che il mjodo di presentarsi con la bandiera o insegna, dovesse avere una parte non secondaria nellinsegnamento del gioco. Quindi il movimento dell'Alfiere doveva essere libero, sciolto, ma composto, grave "ma però militare". Tutto questo patrimonio espressivo, viene ereditato oggi dalla moderna figura dello Sbadieratore che diventa il depositario protagonista più atteso negli eventi spettacolari prodotti dalle innumerevoli "rievocazioni storiche", nate con lo specifico intento di recuperare in temrini etici ed estetici, la memoria storica di specifici territori. |
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Alfiere: parola derivante dall'arabo "al-faris": cavaliere, in spagnolo: "alfarez". Grado di milizia: chi porta la bandiera.
All'Alfiere si richiedevano capacita speciali, oltre che una particolare destrezza nell'uso delle armi, notevoli doti atletiche, acrobatiche, di potenza fisica, d'astuzzia e soprattutto coraggio.
Si elevò quindi da semplice militare cui veniva affidato il compito di portatore di bandiera, a figura carismatica di sempre maggiore prestigio. La conseguenza di ciò fu che per quel "panno libero nell'aria", a volte si sacrificasse persino la propria vita.
Istituiti ufficialmente dall'imperatore Massimiliano I nel 1493, erano arruolati per soddisfare il crescente fabbisogno di fanti e sostituire così la cavalleria.
Le truppe lanzichenecche diventarono presto l'elemento dominante dell'apparato mmilitare e costituirono forme di organizzazione e strutture di comando proprie.
Combattevano dietro compenso e resero la guerra una forma di vita e un mestiere, indossavano una divisa appariscente ed erano organizzati in compagnie di 500 uomini.
Nell'esercito composto di mercenari alla fine del XV secolo, l'unità tattica piu piccola possedeva una bandiera.
Lo stesso vale per le esposizioni "Fahnrich" di Hendrik Goltzius, Christian Schweytzer, Heinrich Aldegrever ma soprattutto il libro degli stemmi di J. Kobel.
Intutte queste edizioni troviamo un interessante riferimento alla posizione della "gamba portata avanti" dal portabandiera.
Nel libro scritto da Johann Renner e Sebastian Heusler stmpato a Norimberga nel 1615m gli Autori affermano, nelkla dedica del 16 agosto, fatta al Barone Heinrich Willhelm von Starhemberg: " ... così abbiamo imparato con oneri e provato e sperimentato sul campo, scritto in carta e portato in stampa".


